FIERO A VITA per il Mio Contributo di aver Investito sull'Asset della FIBRA ITALIANA ....Boatrade
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domenica 7 febbraio 2010
venerdì 5 febbraio 2010
giovedì 4 febbraio 2010
Anche qsto è Euro 2 ... i PIGS dell'Europa ( i maiali non si offendano !!!)
di: Giacomo Dotta Commenti (8)
Webnews.it ha intervistato in esclusiva Viviane Reding, Commissario Europeo per la Società dei Media e dell'Innovazione, per parlare di digital divide, Servizio Universale e Banda Larga. E per parlare di Italia dal punto di vista dell'UE
Viviane Reding, Commissario Europeo per la Società dei Media e dell'Innovazione. Il suo ruolo nel contesto delle istituzioni europee è particolarmente influente, tanto per il campo d'applicazione quanto per l'intraprendenza del suo operato. Sebbene l'UE non intervenga direttamente sulle singole legislazioni nazionali (cosa che il Commissario ripetutamente sottolinea), abbiamo comunque tentato di far leva sulla posizione privilegiata della Reding per avere a disposizione una cartina di tornasole con cui poter valutare l'operato dell'Italia dal punto di vista dell'UE.
Per questo è proprio alla Reding che ci siamo rivolti, ed è dalla Reding che abbiamo ricevuto molti ed importanti spunti per approfondire tematiche quali:
1. Separazione funzionale della Rete
2. Digital divide e possibili soluzioni
3. Servizio Universale
4. Digitale Terrestre e cultura digitale
5. La proposta di Carlo De Benedetti sull'editoria online
6. Europeana
Separazione funzionale della Rete
Da anni se ne parla tanto a livello europeo, quanto a livello nazionale: la separazione funzionale della rete è vista come una possibile soluzione ai problemi delle infrastrutture attuali perchè permetterebbe di prendere due piccioni con una fava. Occorre infatti ricordare come, partendo dal caso italiano, la rete su cui viaggiano i bit della navigazione degli utenti è di proprietà di Telecom Italia (eredità SIP). Telecom si trova così da una parte un grosso vantaggio competitivo rispetto alla concorrenza (vantaggio che l'AGCOM negli anni ha limato solo in minima parte) e dall'altra l'onere di dover gestire, mantenere e rimodernare una rete ormai vetusta. La separazione funzionale, se accontentasse tutti gli operatori, permetterebbe un nuovo equilibrio da cui potrebbe nascere la nuova rete, con un finanziamento distribuito e con parità d'accesso da parte degli attori del mercato. In Italia se ne parla sì da anni, ma nessun passo è stato mai effettivamente compiuto. E nel 2007, parlando generalmente agli stati membri pur con indiretti quanto espliciti riferimenti, la Reding già professava il proprio credo: «nella telefonia fissa la concorrenza è ancora in fasce, visto che in Europa solo il 10% degli abbonati è legato a un'operatore alternativo, mentre gli operatori incumbent rappresentano ancora quasi il 100% delle quote di mercato. Solo nel Regno Unito e in Danimarca si è iniziato a fare qualche passo nella direzione giusta [...] Ma c'è ancora molta strada da fare anche nel settore della banda larga, dove gli operatori incumbent sono il 55,6% del mercato, con picchi ben oltre il 60% in molti Stati membri».
Webnews.it: Nel 2007 aveva suggerito in linea generale la possibilità di separare l'incumbent dalla rete nei paesi ove la concorrenza fosse ancora viziata da situazioni problematiche. Nel 2009 in Italia non c'è stata alcuna separazione funzionale e ci sono peraltro grandi problemi nel reperire gli investimenti per la rete di nuova generazione. Cosa ne pensa?
Viviane Reding: «Si deve notare che non è la Commissione Europea, ma i legislatori nazionali per le telecomunicazioni, a dover imporre i requisiti per la separazione. Sotto le attuali regole europee per le telecomunicazioni, il legislatore nazionale può imporre la separazione funzionale - obbligando gli operatori delle telecomunicazioni a separare la loro rete e le loro attività di servizio in qualità di provider - per risolvere i colli di bottiglia persistenti nei mercati in cui i normali rimedi legislativi non hanno affrontato i fallimenti di mercato identificati dal regolatore. La Commissione Europea deve essere informata di queste decisioni prima che siano adottate dal legislatore nazionale per assicurare che la decisione dei legislatori non porti ad una distorsione della competizione nei singoli mercati europei. La Commissione deve anche essere informata su ogni proposta da parte degli incumbent per gli impegni di separazione (che possono modificare o completare altri rimedi legislativi) prima che questi piani vengano accettati.
È importante il fatto che, nell'applicare queste separazioni, si incoraggino gli investimenti, ad esempio nella Next Generation Networks, sia da parte dell'incumbent che da parte dei nuovi entranti. Gli operatori alternativi devono avere la sicurezza di avere le stesse possibilità di accesso alla rete dell'incumbent quando la separazione è proposta dall'operatore dominante piuttosto che dal legislatore. La Commissione Europea, in funzione di guardiano, vigila sul fatto che qualunque finanziamento pubblico sia coinvolto nello sviluppo della rete di nuova generazione, debba essere in conformità con le regole europee per la concorrenza in materia di aiuti di Stato».
In Italy qste cose non interessano al Popolo Bue...
FCC: l'iPad causerà problemi alla Rete
di: Giacomo Dotta Commenti (2)L'arrivo dell'iPad sul mercato potrebbe causare gravi disagi sulla Rete. Non si tratta di una semplice opinione giornalistica, ma dell'analisi di membri della FCC che, tramite le pagine di Broadband.gov, hanno lanciato un sommesso allarme avente primario fine propositivo: il Governo USA agisca per fare in modo che la Rete possa supportare il carico crescente sul traffico mobile. Ma se la proposta è circoscritta agli USA, il problema è invece internazionale e merita adeguata attenzione.post con cui si denuncia il fatto che l'arrivo dell'iPad sul mercato rischia di trasformarsi in un evento analogo a quello dell'annullamento ai limiti di navigazione che AOL ha deciso nel 1996. La congestione della Rete di allora potrebbe ripetersi oggi, il tutto in seguito ad una congenita inadeguatezza dell'infrastruttura deputata a reggere un traffico potenzialmente in crescita repentina. Ai tempi, spiega il post, AOL modificò modem e server riuscendo a risolvere il problema. Oggi, invece, la situazione potrebbe essere più complessa.
Oggi il problema è nella disponibilità di spettro. La richiesta è pertanto quella di un'azione rapida da parte delle istituzioni affinché nuovo spettro venga messo a disposizione degli utenti che necessitano di banda larga, così che l'always-on non debba rimanere una teoria ed il potenziale economico messo in campo dall'innovazione tecnologica possa trovare piena espressione.
Apple iPad
Una piccola nota in calce alla presentazione dell'iPad, nel frattempo, spiega i motivi per cui il dispositivo non sia ancora disponibile per le prenotazioni. Sul sito Apple è infatti chiaramente esplicitato come per la vendita si attenda il placet proprio dell'FCC, ove il dispositivo è ancora in valutazione. Non dovrebbero però insorgere problemi: si seguì medesima procedura anche ai tempi della presentazione dell'iPhone. La timeline dovrebbe essere pertanto essere rispettata ed a partire da Marzo l'iPad potrà arrivare nelle mani degli utenti. Ed inizierà a quel punto il conto alla rovescia di Bellaria e Leibovitz, secondo i quali la congestione del 1997 è destinata a ripetersi negli USA appena il numero degli iPad sarà davvero esploso.
Le tempistiche del monito sono la cartina di tornasole che misura quanto il post sia un allarme vero e quanto sia invece strumentale ad un sollecito nuovo ed ennesimo nei confronti del Governo. L'iPad non sarà infatti sul mercato prima di 2 mesi e non raggiungerà cifre importanti, nella migliore delle ipotesi, prima della fine dell'anno. L'avviso dalla FCC è però chiaro: se non si interverrà dall'alto immediatamente, non ci saranno i tempi tecnici per estendere lo spettro e permettere al mercato mobile di estendersi naturalmente. La carenza di spettro, insomma, rischia di divenire un collo di bottiglia entro il 2011. Cosa che gli USA non possono ovviamente accettare.
mercoledì 3 febbraio 2010
Avvisi ai naviganti... meglio se navigatori ! A 100 anni dal nobel di Marconi… e pensare che il wireless l’abbiamo inventato noi.
Avvisi ai naviganti... meglio se navigatori !
Dimensione di carattere: Filippo Gallo 03/02/2010 09:56:00
A 100 anni dal nobel di Marconi… e pensare che il wireless l’abbiamo inventato noi.
Lo so, rischio di essere monotematico. Ma non mi sembra che l’argomento sia pubblicizzato abbastanza. Eppure ritengo che se fossimo correttamente informati, tutti si interesserebbero al loro domani.
Perchè è di questo che parliamo, di come noi intendiamo il nostro futuro, che in fondo è il posto dove vivremo il resto della nostra vita..
Oggi Repubblica, confermata dal Corriere e smentita dal solito ineffabile Scajola (quello del “rompicoglioni” a Biagi, solo per ricordarne una) pubblica indiscrezioni sul piano di fusione, o meglio acquisizione di Telecom Italia con Telefonica , primo service provider iberico. Smentita talmente credibile che in borsa in poche ore si è scambiato il 3% del controvalore complessivo di Telecom Italia, cioè quello che si definisce finanziariamente “uno sproposito”.
Faccio gentilmente notare che Mediaset si sta muovendo molto sul mercato televisivo spagnolo, che ci sia uno scambio ” tv per rete” in corso? Qui mi fermo, ma che questo governo sia interessato più alla TV che alla rete mi sembra un dato di fatto troppo spesso acquisito come normale, ma che in realtà è una politica in controtendenza mondiale.
Vi chiedo: Quanto della vostra vita passa oggi attraverso la rete? Quanto utilizzate facebook/twitter/messenger? Il cellulare? L’email? L’informazione sui giornali online? Siti preferiti?
Seconda domanda: Credete che il vostro utilizzo della rete diminuirà o aumenterà nei prossimi anni?
Capite adesso perchè è importante, perchè ci tengo a questa battaglia. Il controllo della rete è fondamentale per ogni paese evoluto. E’ qui, su questa moderna linea del Piave che si misura chi crede ed investe nel suo futuro La risposta è banale: la rete deve essere italiana, popolare (antidigital divide) e non populista (più Giga per tutti...), moderna (Next Generation Network) con condizioni di accesso garantite ed eque per tutti gli operatori ed i loro servizi (vedi Regno Unito).
Nota di colore, assodato che l’italianità si sbandiera solo quando serve, cioè in campagna elettorale con Alitalia, ricordo ai distratti che in questo momento: Fastweb è di proprietà svizzera, Wind è egiziana, H3G e Vodafone sono corporate globali.
Eutelia è aretina, ma al momento non sembra navigare in ottime acque. Ci rimane la cenerentola e sardissima Tiscali, ma in odore di vendita anch’essa.
Aggiungo due parole per gli invisibili lavoratori e colleghi del settore. Parole non di nostalgia, ma di incoraggiamento. Perchè quando si parla di Fiat sono tutti a protestare e a garantire aiuti, sulle aziende IT non si muove quasi mai foglia. In Italia negli ultimi anni si è assistito alla chiusura dei centri di ricerca Motorola (Torino), Siemens (Cassina dei Pecchi, Milano), ridimensionamento di Ericsson (Pagani), Alcatel, Italtel (Roma Palermo e Milano), Eutelia. Aggiungo volutamente anche i nomi di Olivetti e Telettra, possano riposare in pace, e della gloriosa scuola superiore di telecomunicazioni di L’Aquila, la Reiss Romoli, sacrificata sull'altare della non formazione.
Abbiamo lentamente ed inesorabimente smantellato un intero sistema industriale. Colpa delle crisi, certamente. Ma anche di scelte sbagliate (digitale terrestre invece di fibra ottica, informatica nelle scuole annunciata e mai praticata davvero, liberalizzazioni champagne, antitrust volutamente deboli).
Gli altri paesi, proprio in questo periodo di magra, lanciano invece piani strutturali decisamente ambiziosi. Semplicemente si chiedono: Metti che passa la crisi... dopo che facciamo? Come possiamo essere più competitivi? A me non sembra una domanda difficile da porsi..
Da buon toscano, per ultimo, un pò di polemica. Qualcuno dica al Viceministro Romani di smettere con l’ossessione di filtrare Internet, realizzando una maxi intranet che a mia personale memoria esiste solo in paesi notoriamente democratici quali Cuba e Cina.
E’ impossibile tecnicamente e burocraticamente. Vista la velocità con cui cambiano i contenuti in rete ed i server con i loro indirizzi ip (immaginate elenchi telefonici in continua evoluzione), occorrerebbe avere un organismo regolatore ed esecutore altrettanto veloce. No comment.
(Negli scacchi si segnerebbe tale mossa con ???)
E’ inoltre una misura eticamente esecrabile. Vengono i brividi a pensare di istituzionalizzare il censore di contenuti indefinibili. Piuttosto si punti sul sensibilizzare gli utenti, promuovendo la autoregolamentazione e la segnalazione di contenuti inappropriati a chi di dovere.
Popolo di smemorati quale siamo, vogliamo una forza dell’ordine dedicata, che guarda caso già esiste. Si chiama Polizia Postale ed è invidiata ed efficiente, vedere alla voce pedofilia e truffe online; ragione vorrebbe che si pensasse piuttosto ad aumentare il suo presidio.
E per i più piccoli valga il semplice suggerimento di buon senso televisivo vecchio solo di qualche anno. Non si naviga fino a 12-14 anni se non accompagnati da un maggiorenne. O si deve fare un decreto anche su questo?
Sono cresciute intere generazioni e non vedo perchè l’esistenza dell’orco cattivo online venga maliziosamente scoperta solo oggi. Semplicemente Il mostro si è fatto un account su facebook, perchè in televisione faceva ormai calare l’auditel.
Filippo Gallo
martedì 2 febbraio 2010
Attenzione!!!!, nelle TLC rimane l' Italianità di Eutelia.....
venendo sempre meno italianità della Nostra rete vecchia o NGN che sia, quella che rimane è per definizione una risorsa scarsa.
Telecom-Telefonica. Romani: ‘A rischio anche NGN se testa e cuore della rete sono fuori dall’Italia’
Si infiamma lo scontro politico sulla vicenda Telecom Italia, dopo le indiscrezioni rilanciate da Repubblica su una presunta offerta pubblica di scambio da parte di Telefonica, già avallata dal Governo.
Il governo, nella prima mattinata, ha diramato una nota per smentire categoricamente le ipotesi del quotidiano del gruppo De Benedetti, e anche il sottosegretario allo sviluppo economico Paolo Romani è intervenuto per confermare che non c’è stato alcun via libera né alcun incontro con i vertici Telecom.
Romani ha ribadito i dubbi già espressi sui rischi derivanti da una governance non italiana della rete: “…la governance oggi è italiana con un socio straniero. Se la testa e il cuore sono fuori dall'Italia il rischio è che possa impoverirsi la qualità tecnica la rete”, mettendo a repentaglio anche lo sviluppo della rete di nuova generazione in fibra ottica.
“La rete – ha detto ancora Romani – è una infrastruttura radicata in Italia, che sta sottoterra, e necessita di impegni e investimenti continui. Ritengo che questo sia un problema che il governo non possa non affrontare in maniera seria”.
Questa mattina, Romani aveva sottolineato la “preoccupazione” del governo, il quale “…sta facendo e farà un grosso sforzo” per preservare il valore di Telecom Italia e dei suoi asset.
Più volte nei giorni scorsi, Romani aveva manifestato la volontà del governo di trovare una formula adeguata per preservare soprattutto gli investimenti, essenziali per il nostro territorio. Il rischio è infatti che Telefonica, una volta preso il controllo del gruppo italiano, possa decidere di privilegiare gli investimenti in altri paesi prima che in Italia.
Anche il capogruppo del Pdl alla Camera, Maurizio Gasparri, ha ribadito che il governo farà di tutto per “…trovare la sintesi giusta per preservare l'italianità dell'azienda”, sottolineando che anche questa nuova ipotesi Ops rilanciata da Repubblica rientra, come quelle precedenti, “nell'ordine delle congetture”.
Le smentite del governo non hanno però convinto il segretario del PD, Pierluigi Bersani, secondo cui la nota ufficiale del governo non “smentisce la sostanza”.
“In ogni caso sarebbe curioso – ha aggiunto il leader dell’opposizione - che si sono spesi 3 miliardi per tenere italiana per qualche anno una compagnia aerea e poi ci facessimo portare via la rete della Telecom magari inventando una di quelle favole che si usano in questi casi, cioè che uno e' il padrone e l'altro è quello che comanda”.
Il PD, ha detto quindi Bersani, “…sarà in vigile attesa”.
Sulla stessa linea il responsabile Comunicazioni del Partito Democratico, Paolo Gentiloni, secondo cui “…il governo continua in una linea di indifferenza sulle sorti di Telecom. Un’indifferenza incomprensibile da parte di chi ha speso soldi e parole per difendere l'italianità di una compagnia aerea” e che ora sembra impassibile di fronte “al destino della infrastruttura di comunicazioni che è il sistema nervoso della nostra economia”.
Gentiloni ha presentato un'interpellanza urgente per chiedere quale sia la posizione del governo anche in relazione all'esercizio dei poteri speciali della golden share e quali iniziative intenda adottare per assicurare sia il superamento del digital divide che lo sviluppo degli investimenti per la fibra ottica delle reti di prossima generazione.
Alessandra Talarico
Serious fact checking: Borsa: passa il 10% di Telecom (si, ma quando ?)
Il Governo accoglie la richiesta dei sindacati di un tavolo sulle commesse pubbliche che coinvolgerà anche Regioni, Province ed enti locali
A Palazzo Chigi un tavolo di confronto istituzionale sulla vertenza che coinvolge Agile, dopo che il tribunale si pronuncerà sul commissariamento
Martedì 2 Febbraio 2010
Sulla vertenza che coinvolge Agile si aprirà un tavolo di confronto istituzionale tra sindacati e azienda per affrontare sia il tema della commesse sia quello dell'occupazione. L'incontro avverrà il 22 febbraio a Palazzo Chigi, dopo quindi l'udienza del tribunale di Roma prevista per il 17 febbraio in cui verrà deciso o meno il commissariamento dell'ex ramo IT di Eutelia.
La decisione è arrivata dopo l'incontro di ieri sera tra governo, sindacati e azienda. Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Gianni Letta, in apertura dell'incontro ha tuttavia precisato che “per affrontare la vertenza occorre tenere conto che c'è un procedimento penale aperto, che ci porta a poter fare solo il punto della situazione". (sm)
Niente è più irresistibile di una idea il cui tempo sia giunto


